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mercoledì 23 marzo 2016

RECENSIONE > Un Testimone Pericoloso di Maurizio Foddai

 Ringrazio tanto Libromania per avermi inviato questo libro che si è rivelato per me una lettura eccezionale.



Titolo: Un testimone pericoloso
Autore: Maurizio Foddai
Editore: De Agostini Libri
Maarchio: Libromania
Pagine: 186
Genere: Thriller psicologico
Data di pubblicazione: 22 mar. 2016
Formato di lettura: E-book




Abstract
Serse Apolloni è un annoiato architetto di Torino, diviso tra una vita monotona e la passione per la scrittura. Un'ingente eredità familiare cambia la sua vita facendolo diventare ricco, ma gli procura anche un fastidioso problema: un altro uomo vuole l'eredità ed è disposto a prendersela con l'inganno. Perdere la tranquillità economica da poco acquisita non è però nei piani di Serse, che senza pensarci uccide brutalmente il truffatore. Decide quindi di scappare all'estero per allontanare i possibili sospetti da sé. Qui comincerà la trasformazione in Calvin Perry, il personaggio virtuale col quale firma i suoi romanzi. Senza accorgersene Serse diverrà testimone inconsapevole di una vita che non è la sua e che lo intrappolerà in una spirale insidiosa dalla quale sarà difficile uscire. 


Recensione
Continuo a ripetere che non amo i libri gialli o appartenenti al genere thriller, poliziesco o simili, ma per l'ennesima volta ne sono rimasta affascinata. 
Questo libro, poi, mi è piaciuto particolarmente per la trama e lo stile dell'autore.

Un omicidio fa cadere il protagonista in un vortice di menzogne e intrighi segreti che sconvolgerà la sua monotona e ordinaria vita di sempre. 
Serse Apolloni è il classico uomo apatico e solitario, con la continua speranza che qualcosa di migliore accada, senza, però, mai prendere il controllo della propria esistenza. L'eredità ricevuta innesca un processo di trasformazione in Serse, il quale decide di condurre una vita più completa e appagante, ma l'arrivo di un secondo erede fa sfumare i sogni di ricchezza. Come mettere a posto le cose? Sbarazzandosi definitivamente del problema. Ma questo non è che l'inizio della trasformazione di Serse. Una notte incontra un barbone che, morente, gli consegna un manoscritto. Quest'uomo non solo è simile a lui fisicamente ma si chiama come il suo pseudonimo, Calvin Perry, e il manoscritto diventa il passaporto per la sua nuova vita da scrittore di successo.

“Bentornato, Mister Perry.” Serse cercò di non mostrarsi troppo sorpreso. Il suo, ormai, era un volto noto. L’orizzonte degli eventi aveva invaso le vetrine di tutte le librerie e i giornali e le riviste di maggior diffusione continuavano a parlarne. Quel “bentornato”, però, era fuori posto, visto che lui non era mai stato lì prima d’allora. “Si è trovato bene in Italia?” aggiunse l’altro. Nella testa di Serse suonò un campanello di allarme. Era evidente che il “Mister Perry” a cui quel tizio pensava di rivolgersi non era lo scrittore di successo, ma qualcun altro. Qualcuno con il mio stesso nome e la mia stessa faccia.

Sono, quindi, presenti due storie: la prima è quella di un uomo comune che va incontro alla perdita di se stesso, mentre l'altra è quella raccontata nel romanzo di Calvin Perry, che influenza la vita di Serse più di quanto questo riesca a comprendere.


Serse non è sicuramente uno di quei personaggi per i quali è facile vestirne i panni. Tutt'altro. Non mi ha suscitato né simpatia né compassione, ma neanche avversione. Ho comunque sentito una certa empatia in alcune situazioni e questo ha reso la narrazione alquanto realistica. I personaggi che contornano la storia sono, in questo caso, molto importanti: hanno carattere e riescono a manipolare il protagonista principale e le sue azioni, senza che questo quasi se ne accorga. 

Lo stile di scrittura dell'autore è fluido e diretto, oltre ad essere avvincente e coinvolgente. Non ci sono parole o aggettivi superflui; le emozioni del protagonista vengono descritte in modo accennato, quasi essenziale, ma non per questo risultano poco efficaci. In una parola sola, mi ha appassionata più di quanto credessi potesse fare!! 

La trama è originale e dinamica, perchè continuamente arricchita di avvenimenti improvvisi e alquanto criptici. A tal proposito, ho trovato la storia piuttosto lineare e coerente, ma allo stesso tempo mi ha dato l'impressione di essere complessa e contorta. Come se in ogni frase, chiara ed inequivocabile, fosse nascosto un indizio difficile da cogliere! Un gioco psicologico per il lettore, chiamato ad intervenire pur dovendo rimanere un silenzioso spettatore.

Serse si convinse che L’orizzonte degli eventi, nell'intento disperato del suo autore, non fosse rivolto a un pubblico qualsiasi, ma a una persona sola. Era come se l’intero racconto fosse disseminato di segnali, di riferimenti precisi che soltanto il destinatario avrebbe saputo cogliere.

Più si procede nella storia e più si incontrano elementi ambigui che confondono il lettore, fino a quel momento sicuro che la soluzione all'enigma sia una. E proprio per questo, il finale non mi ha entusiasmato come avrei voluto perchè speravo nella risoluzione di alcuni misteri a cui non sono riuscita a dare risposte concrete da sola. Quindi, alcune cose sono rimaste per me in sospeso e non essendo previsto un seguito la cosa mi ha un po' seccato, ma nel complesso è stata una lettura davvero particolare, che ricorderò e che voglio consigliarvi, anche per confrontarmi con chi è sicuramente più esperto di me in questo genere!! 

Un abbraccio...




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