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mercoledì 19 luglio 2017

Come inizia...PERSUASIONE

Buon mercoledì readers!
Lo sapevate che ieri ricorreva il duecentenario dalla scomparsa di Jane Austen? Nonostante sia passato così tanto tempo i suoi libri sono più letti e apprezzati che mai. Quanti di noi leggono almeno un libro all'anno dei suoi o cercano un particolare riferimento a uno dei tanti romanzi?
Poco tempo fa, Susy del blog I miei magici mondi, ha organizzato un favoloso blog tour per parlare dei gentiluomini letterari, e cosa ne è venuto fuori? Che la maggior parte di questi erano stati creati proprio dalla penna della Austen. Io stessa ho parlato di un personaggio austeniano che mi ha lasciato molto entusiasta dopo averlo scoperto!
E proprio oggi voglio farvi leggere l'inizio del romanzo che ho davvero tanto apprezzato e che rimarrà per me uno dei libri più belli che zia Jane ci ha lasciato: Persuasione.
Come avevo già scritto nel post dedicato al gentiluomo che mi era stato affidato da Susy, l'ultimo romanzo della Austen non è tanto conosciuto e letto come quelli precedenti, ma vi assicuro che vale davvero la pena conoscerlo più a fondo per innamorarsene.
Di seguito potete leggere parte del primo capitolo fino all'introduzione dell'eroina del libro, Anne.







1.

Sir Walter Elliot, di Kellynch-hall nel Somersetshire, era un uomo che mai, per suo proprio svago, apriva altro libro all'infuori del Baronetage; lì trovava occupazione per un'ora d'ozio e conforto in una d'afflizione; lì il suo spirito si esaltava, colmo di ammirazione e rispetto, nel contemplare le non numerose reliquie delle patenti più antiche; lì ogni sgradevole sensazione prodotta dalle cure domestiche si mutava naturalmente in disprezzo e pietà. Quando poi scorreva le pressoché infinite nomine dell'ultimo secolo, s'imbatteva nella pagina più di ogni altra appassionante, in cui poteva leggere, con interesse che mai veniva meno, la sua propria storia: era questa la pagina alla quale il volume prediletto sempre si apriva:

ELLIOT OF KELLYNCH-HALL

Walter Elliot, nato il 1° marzo 1760 sposò il 15 luglio 1784 Elizabeth, figlia di James Stevenson, Esq., di South Park, nella contea di Gloucester; da tale unione nacquero: Elizabeth, il 1° giugno 1785; Anne, il 9 agosto 1787; un figlio maschio, nato morto, il 5 novembre 1789; Mary, il 20 novembre 1791.

Questo il paragrafo così com'era uscito in origine dalle mani del tipografo; ma Sir Walter l'aveva arricchito aggiungendo, per informazione sua e della famiglia, queste parole dopo la nascita di Mary: Sposata, il 16 dicembre 1810, a Charles, figlio erede di Charles Musgrove, Esq., di Uppercross , nella contea di Somerset, e inserendo con la dovuta precisione il giorno e il mese in cui aveva perduto sua moglie.
Seguiva, poi, nei termini consueti, la storia e l'ascesa dell'antica e rispettabile famiglia: come dapprima si fosse stabilita nel Cheshire, come i suoi membri fossero menzionati da Dugdale per aver ricoperto la carica di high sheriff, rappresentato un  borgo in tre successivi parlamenti, nonché per le dimostrazioni di lealtà e il titolo di baronetto, nel primo anno di regno di Carlo II; più tutte le Mary ed Elizabeth che avevano sposato.
In complesso, due belle pagine in dodicesimo terminanti con lo stemma e il motto: Residenza principale, Kellynch-hall, nella contea di Somerset, e, i nuovo vergata da sir Walter, questa aggiunta finale:
Erede presuntivo, William Walter Elliot, Esq., pronipote del secondo Sir Walter.

La vanità era tutto nel carattere di Sir Walter Elliot, il principio e la fine; e la vanità riguardava la sua persona e la sua posizione sociale. Da giovane era stato più che attraente, e a cinquantaquattro anni era ancora un bell'uomo. Poche donne avevano più cura del loro fascino personale di quanta egli ne avesse del proprio, e nessun valletto al servizio di un lord di recente nomina si compiaceva più di lui del suo status. considerava il dono della bellezza solo inferiore a quello del titolo i baronetto; e Sir Walter Elliot, che univa in sé questi privilegi, era per lui oggetto costante della più ardente devozione e del più sentito rispetto.
E bellezza e rango vantavano almeno un diritto alla sua considerazione, poiché era certo a essi che doveva una moglie infinitamente superiore per carattere a quanto il suo potesse mai meritare. Lady Elliot era stata una donna eccellente, assennata e amabile, il cui discernimento e la cui condotta, se mai meritavano un'attenuante a causa dell'infatuazione giovanile che aveva fatto di lei Lady Elliot, non avevano mai avuto in seguito bisogno d'indulgenza di sorta. Per 17 anni aveva assecondato, o smussato, o nascosto le pecche del marito, aveva stimolato in lui il senso della vera responsabilità; e benché non fosse ella stessa la più felice creatura di questo mondo, aveva trovato nei suoi doveri, nelle amicizie, nelle figliole, ragioni sufficienti per attaccarsi alla vita, per non guardare con indifferenza al momento in cui fu chiamata a separarsi da loro. Lasciare tre ragazze (le due maggiori rispettivamente di sedici e quattordici anni) era questo per la madre un angoscioso legato, e ancora più angosciosa era la responsabilità di affidarle alla guida e all'autorità di un padre sciocco e vanesio. Aveva tuttavia un'intima amica, donna assennata e stimabile che, tanto era l'affetto che le legava, era venuta a stabilirsi lì vicino, nel villaggio di Kellynch; e sulla gentilezza di lei, sui suoi consigli, Lady Elliot contava soprattutto per un valido aiuto e sostegno dei buoni principi e dei precetti che con così ansiosa cura aveva impartito alle figlie.
Questa amica e Sir Walter non si sposarono, nonostante tutte le previsioni fatte in proposito da amici e conoscenti. Erano passati tredici anni dalla morte di Lady Elliot, e i due erano ancora buoni vicini e intimi amici: vedovo lui, vedova lei.
Il fatto che Lady Russel, equilibrata per età e carattere, nonché provvista  di ampi beni di fortuna, non pensasse affatto a un secondo matrimonio è perfettamente giustificabile agli occhi dei lettori, che tendono in genere ad essere irragionevoli insoddisfatti non quando una donna si risposa ma quando non si risposa; ma l'altro fatto - che Sir Walter continuasse a vivere da solo - richiede qualche spiegazione. Ebbene, diciamo subito che Sir Walter, da padre eccellente qual era (aveva conosciuto un paio di segrete delusioni in occasione di certe avventate domande di matrimonio), si vantava di restare solo e vedovo per amore della figlia diletta. E per una figlia, la maggiore, avrebbe davvero rinunciato a tutto, anche se le tentazioni a far ciò non erano poi state molte. A sedici anni, Elizabeth aveva preso il posto della madre, ereditandone nella massima misura possibile diritti e dignità, e poiché era dotata di una vistosa bellezza ed era molto somigliante a Sir Walter, aveva sempre avuto su di lui grande influenza e i loro rapporti erano stati dei più felici. Le altre due figlie contavano molto meno. Mary aveva acquistato una certa artificiale importanza dopo il suo matrimonio con Charles Musgrove; ma Anne, la cui raffinata intelligenza e la cui indole dolcissima avrebbero dovuto essere altamente apprezzate da ogni persona capace di vero discernimento, era, per il padre e per la sorella, una nullità; la sua parola non aveva peso alcuno, ogni sua esigenza doveva cedere di fronte a quella altrui: era solo Anne.


Titolo: Persuasione
Autore: Jane Austen
Pagine: 261
Genere: Romanzo classico d'amore
Pubblicato nel 1818 (postumo)



Persone superficiali e una povera protagonista principale relegata in un angolo come Cenerentola: questo il principio di un libro che vi consiglio vivamente di leggere o di riprendere se la lettura è non è recente. 
È 200 anni che Jane Austen non scrive ed è proprio il caso di dire:
Jane ci manchi molto!




lunedì 17 luglio 2017

recensione | L'isola di Alice

Buongiornoooooo lettori del lunedì mattina!!!
Cavoli ero da un po' che non scrivevo ma vi assicuro che con questo caldo ho perso tutta la voglia di fare qualsiasi cosa al di fuori delle normali faccende quotidiane!! Oggi si sta proprio bene invece e spero che anche voi stiate bene e che la voglia di leggere vi accompagni sempre. Io devo dire che non riesco proprio a trovare un passatempo migliore della lettura. Se fa caldo, se fa freddo, se stai male o se te le hanno fatte girare...un libro è sempre quel che ci vuole!

Il romanzo che vi recensisco oggi è stata una lettura SURPRISE, nel senso che non mi aspettavo di imbattermi in un libro tanto bello senza che me accorgessi! La scelta dell'Isola di Alice è avvenuta senza particolare attenzione alla cover, che è abbastanza anonima e ancora adesso che scrivo non so esattamente come sia (!!), alla trama, a cui ho dato un'occhiata veloce ma in realtà non mi ricordo di averlo fatto, e ad altre caratteristiche che di solito mi colpiscono molto di più.
Sono andata alla ceca insomma. Mi serviva un ebook da leggere e il fatto che ci fosse il termine "isola" nel titolo mi è bastato!! Va a capire la mente umana!
Già dalle prime pagine mi sono entusiasmata e ho seguito la storia letteralmente col fiato sospeso! È stato il classico amore a prima lettura! Vediamo se dalla mia recensione può piacere anche a voi!




L'isola di alice ✦ di Daniel Sanchez Arévalo ✦ traduzione di P. Spinato ✦ edito da Editrice Nord ✦ a febbraio 2017 ✦ Pagine: 496 Genere: Narrativa contemporanea ✦ letto in formato ebook



 

  SINOSSI
Un minuto dopo la mezzanotte, il mondo di Alice va in frantumi. Un attimo prima lei era a casa, serena, in attesa che Chris tornasse da Yale, dove si era recato per un importante incontro di lavoro. Un attimo dopo il telefono squilla e una voce gentile le annuncia che suo marito è morto in un incidente d’auto. E, all’improvviso, Alice si ritrova sola con una figlia di sei anni e un’altra in arrivo. A poco a poco, però, un’altra informazione si fa strada fra il dolore e lo sconcerto: quella voce gentile ha detto che la macchina di Chris non era nei pressi di Yale, bensì da tutt’altra parte, sulla strada che porta a Robin Island, un’isoletta vicino a Nantucket. Perché Chris le ha mentito? Cos’altro le ha tenuto nascosto? Possibile che il loro matrimonio fosse una menzogna? Alice ha bisogno di risposte e sa di poterle trovare solo su Robin Island. Quindi abbandona tutto, si trasferisce sull’isola e comincia a indagare. Ma ben presto si renderà conto che, in quella piccola comunità, tutti hanno dei segreti e che le bugie sono come massi che la stanno trascinando in un abisso di ambiguità e tradimenti. Un abisso in cui Alice rischia di annegare…







Alice, con una bambina di 6 anni, Olivia, e un'altra in arrivo, rimane vedova di suo marito Chris, che in una notte qualunque, di ritorno da un viaggio di lavoro, muore improvvisamente colpito da un malore accidentale. La famiglia ne rimane sconvolta: la piccola Olivia attraversa le tristi fasi che accompagnano spesso i bambini durante la rielaborazione della perdita di un genitore, e Alice non si capacita di esser rimasta sola poco prima che la loro vita perfetta, personale e di coppia, ricevesse in dono anche il loro ultimo desiderio di veder nascere una 2° figlia.

Eppure, fin da subito, capiamo che la perfezione a cui Alice si aggrappa, seppur in una famiglia apparentemente perfetta, non esiste. La domanda che la assilla infatti non è perchè suo marito sia morto, ma perchè sia morto in un luogo parecchio lontano da dove diceva di essere in quel momento.

Attraverso le telecamere di sorveglianza di quella notte e l'aiuto di qualche anima compassionevole, Alice scopre che il segreto di suo marito si trova su un'isoletta felice, popolata da poche persone che accompagnano i figli a scuola con l'idrovolante e girano per l'isola con vetture elettriche: Robin Island, anche nota per essere L'isola delle mamme, o l'isola governata dalle donne.

L'atmosfera di Robin Island è idillica e sia Alice che Olivia si trovano presto inglobate nella giovialità e nell'affabilità dei suoi cittadini. Ma Alice è più convinta che mai di voler scoprire chi di loro conosceva Chris e quali segreti nasconde l'isola.

Con tecnologia, arguzia e creatività, Alice entra di nascosto nelle case, nei discorsi, nei problemi della gente del posto, affezionandosi un po' alla volta alle loro stramberie e trovando, alla fine, la risposta alle sue domande!

Si viene quindi catapultati su più storie parallele anche se di non uguale importanza: quella di Alice è sicuramente la principale, ma è anche interessante conoscere più da vicino le paure della piccola Olivia, che sviluppa tutta una serie di ossessioni compulsive in risposta all'assenza del padre.
C'è poi il bello e milionario dell'isola, che nasconde la sua vera natura dietro quella della logorroica e alcolizzata sorella. La mite Jennifer, che mantiene in vita il marito in coma irreversibile pur progettando in assoluto segreto un'altra vita. E Mark, che fin da subito sviluppa un particolare legame con Alice in grado di tenere a galla il suo matrimonio con Julia.

L'autore riesce a trovare il posto giusto per ciascuno di essi, regalando al lettore tante vite su cui riflettere. Difficile immaginarsi scene e personaggi diversi da loro. Tutto si incastra più o meno perfettamente e non si può fare a meno che sentirsi parte dell'isola e della vita dei suoi abitanti che pagina dopo pagina si conoscono così bene fin nei loro più torridi segreti.

Lo stile di Arévalo è molto scorrevole e sa esprimere bene le situazioni e le emozioni dei personaggi: cosa importante per capirli ed entrare in empatia. Infatti, della maggior parte di loro riusciamo a giustificare azioni e reazioni, anche se non propriamente positive.

Leggendo L'isola di Alice, mi sono trovata coinvolta in una caccia al tesoro (segreto) dal finale, a mio parere, imprevedibile. L'isola rappresenta, per buona parte del libro, un luogo bello ma con un'anima oscura per via dei personaggi che la abitano e che ci immaginiamo depositari di chissà quali segreti! In realtà, l'isola si scopre essere un luogo di rinascita, non solo per Alice ma anche per tutti gli altri personaggi, incluso Chris.


Su cosa avrei da ridire?
In generale su niente. Il personaggio di Alice è di grosso spessore nella storia e questo basta a tenere il lettore con la mente sempre impegnata su di lei. Quindi non è così facile accorgersi di eventuali falle nella narrazione. Certo, il modo di agire della protagonista, alcune volte ha del fantasioso. Il suo modo di spiare gli isolani, per esempio, potrebbe fare concorrenza a Mission Impossible!! Ma l'ho trovata comunque una storia interessante e originale.

A un certo punto della storia, diciamo a metà, ho notato che l'autore continuava ad essere un po' prolisso e ad allungare le pagine. Una caratteristica che non è mai piacevole incontrare nei libri, perchè sembra abbia come scopo solo quello di renderlo più lungo, senza dargli nulla di più. Magari non era questo che voleva fare Arévalo ma quelle 100 pagine in più si fanno un po' sentire!


In conclusione, ve lo consiglio caldamente. Non è chiaro che tipo di genere sia, mescola infatti più elementi, come il giallo, il romanzo psicologico e anche un po' il thriller. Ma se devo essere sincera io l'ho letto come fosse una storia d'amore drammatica (se avete capito siete proprio bravi!).
Non è un libro semplice tanto per passare il tempo, ma uno di quelli che quando vi prendono non vi mollano più, quindi ideale da leggere in vacanza!
A proposito...ma come va la vostra estate?? Vacanze o non vacanze? Io come sempre andrò a settembre! Inutile dire che sembra, per ora, un miraggio assai lontano :)







domenica 25 giugno 2017

WRITERS GENERATION 2.0 | Presentazione Scrittori Emergenti

Buon domenica carissimi lettori!!
Deve continuare ancora per molto questa afa? Per carità, io amo l'estate e il caldo ma stare in una città senza mare e in un appartamento senza condizionatore, né ventilatore, è una tortura bella e buona!! Poi, dobbiamo anche metterci il fatto che con il cane vuoi o non vuoi devi uscire per forza minimo 3 volte al giorno solo per lui?? E vederlo boccheggiare e non poter far niente per migliorargli la vita da cani che conduce in questi giorni? Ah, e poi volete anche sapere che mi sono tolta una cisti dal viso e non posso bagnarlo con l'acqua!!!! Fantastico no?! Dai, parliamo di libri che è meglio!

Oggi voglio segnalarvi un libro davvero interessante e gustoso, il cui genere non aveva ancora fatto la sua comparsa qui su Gli Alberi! La colpa è mia ovviamente: tra tutti i generi citati nella presentazione dedicata agli autori emergenti non avevo proprio preso in considerazione i libri di cucina!! E chi l'ha detto che un blog "letterario" non possa occuparsi anche di questa materia?? Ho quindi accettato di buon grado di presentare il libro di Cappello di Meringa (mmmm...che bel nome)!!




Chi di voi cucina? Chi di voi è goloso? Chi di voi legge anche libri di ricette? 
Sono davvero contenta di presentarvi un'autrice emergente che ci mette 
tutti d'accordo col suo libro di pasticceria fai-da-te!

Più di 100 ricette di pasticceria casalinga 
Cappello di Meringa



Pubblicato in Self-publishing
Prezzo: Ebook 1.99 € // Cartaceo 15.00 €
Genere: Manuale// Ricettario di cucina
Pagine: 146 


Il volume raccoglie oltre 100 ricette di dolci casalinghi, infarcite con un po' di curiosità su ingredienti e procedimenti, consigli da "pasticcera fai-da-te" e qualche aneddoto personale.

È un libro semplice, adatto soprattutto per i principianti e, in generale, per chi vuol mettere le mani in pasta senza troppi pensieri.

Per le preparazioni non c'è bisogno di avere una gran manualità e non servono attrezzature professionali; si usano solo ingredienti di facile reperibilità, spesso prodotti tipici italiani come le mele, le nocciole e il mascarpone.

Il ricettario è utile anche per l'estate! Infatti, non ci sono solo dolci da forno, ma anche macedonie, semifreddi e un intero capitolo dedicato alle coppe gelato con le idee per assemblare a casa propria coppe golose come quelle delle gelaterie.

Il libro è stampato in formato A4 su carta giallina, così da renderlo un quaderno di ricette un po' rustico.
Per salvaguardare il nostro habitat il testo è stato interamente stampato su carta certificata FSC, cioè una carta prodotta in modo eco-sostenibile e definita da Greenpeace "amica delle foreste".


Ecco alcune ricette che potrete trovare nel libro: 

DESSERT DI KIWI E BANANE

IL BUDINO DELLA NONNA 
SEMIFREDDO AL COCCO 
TORTA ALLA VANIGLIA CON LE MELE 
TORTA DI CIOCCOLATO BIANCO E RIBES 
TORTA DI NOCCIOLE 
TORTA DI PATATE E CACAO 
CROSTATA DI RISO 
DOLCE DI SAN MARTINO 
PANINI DOLCI AL LATTE
FIORI DI ZUCCHINO FRITTI 
CREPES DOLCI 
BISCOTTI AI CEREALI 
BISCOTTI DOLCI ALLE VERDURE 




L'autrice
Cappello di Meringa è nata e vive tuttora nelle campagne venete, appena ha un po’ di tempo libero lo passa tutto a leggere libri o a pasticciare in cucina (e poi a dare in giro i suoi dolcetti). La sua prima volta ai fornelli è stata alle elementari quando i suoi genitori le hanno insegnato a preparar loro il caffè. Dopo anni a far uscire dal forno torte e pasticcini… alla fine ne è uscito pure un libro!  Va matta per il cioccolato e il mascarpone. 



venerdì 23 giugno 2017

Come inizia...LOLITA

Buon venerdì amabili lettori!!
Come procedono vita e letture? Le mie abbastanza bene. Questo per me è il "classico" periodo dei "classici". Mi attirano come il miele con le api. Me li faccio arrivare da Ibs, me li vado a cercare nei mercatini dell'usato, sbavo sulle vetrine delle librerie...insomma è un momento così!! E in lettura ho appunto un classico! Questo libro, di cui oggi voglio farvi leggere il primo capitoletto, è parecchio frustrante! Sappiamo tutti chi è Lolita, no? Sappiamo tutti che la pedofilia è un reato serio e sempre dovrebbe esserlo stato? E allora perchè questo libro è diventato un cult in tutti i sensi?? 
È frustrante perchè è un libro davvero superlativo ma tratta di un argomento scabroso, in modo poco delicato. Impossibile staccarsi dalle sue pagine. Impossibile non volerlo assaporare lentamente per non arrivare alla fine e rimanere senza di lui. Capite? Sono proprio tra l'incudine e il martello. Odi et amo! E adesso mi fermo qui se no comincio già a recensirlo e io ancora non l'ho finito! E inoltre ci vogliono le parole giuste per parlare di un libro del genere. 









1

Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta. Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita.  
Una sua simile l’aveva preceduta? Ah sì, certo che sì! E in verità non ci sarebbe stata forse nessuna Lolita se un’estate, in un principato sul mare, io non avessi amato una certa iniziale fanciulla. Oh, quando? Tanti anni prima della nascita di Lolita quanti erano quelli che io avevo quell'estate. Potete sempre contare su un assassino per una prosa ornata.
Signori della giuria, il reperto numero uno è ciò che invidiarono i serafini, i malinformati, ingenui serafini dalle nobili ali. Guardate questo groviglio di spine. 



Titolo: Lolita
Autore: Vladimir Nabokov
Pagine: 319
Genere: Romanzo classico/Erotico
Pubblicato nel 1955


Dalle prime righe che sopra vi ho riportato potrete provare un piccolissimo assaggio dell'ossessione che per tutto il libro anima il protagonista verso la piccola Lolita. 
Cosa ne pensate? Lo leggereste se ve ne capitasse l'occasione?


mercoledì 14 giugno 2017

il fascino del gentiluomo | Frederick Wentworth



Buon mercoledì carissimi lettori!
Quello di oggi è un appuntamento davvero particolare, che deve la sua nascita a una blogger, nonché scrittrice, super creativa e sempre, ma proprio sempre, al lavoro😂...
 Susy di I miei magici mondi! Impossibile dire di no a certe idee, soprattutto quando il tema riguarda i personaggi maschili della letteratura classica dell'800. Chi non li ama?? Chi non li avrebbe voluti vedere con i loro cappelli alti e il bastone da passeggio? Chi non avrebbe voluto conversare con loro e farsi corteggiare dalle loro belle maniere? Io sicuramente, infatti è proprio per questo che da sempre mi butto a capofitto in letture austeniane e brontiane, tra le tante. 

Il gentiluomo di cui vi parlerò qui a Gli Alberi è un personaggio atipico, nato dalla penna della grandiosa Jane Austen per il suo ultimo libro, Persuasione, pubblicato postumo dal fratello.



Frederick Wentworth




Un personaggio atipico ho detto prima, perchè?
Persuasione, così come altri romanzi della Austen, l'avevo letto mooooolti anni addietro, diciamo ai tempi del liceo, suppergiù nei primi anni. Nella mia testa c'era quindi un abbozzo di quel che doveva essere Frederick: simile al Conte di Montecristo, prima esiliato poi riportato in auge grazie alla sua nuova posizione sociale; un po' come Mr. Knightley, di Emma, per il suo stare sempre in disparte ma continuamente vigile sulla sua amata. Alla fine l'ho scoperto in perfetta sintonia con Matthew Crawley di Dowtown Abbey  (chi lo conosce può comprendere) 😁

Frederick Wentworth nel romanzo

Frederick Wentworth è un semplice ufficiale di Marina quando Anne, l'eroina, rompe il fidanzamento perchè "persuasa" dalle poche prospettive del loro futuro insieme. Diventato capitano grazie al suo coraggio nella Guerra Napoleonica del 1814, più affascinante e ricco che mai, fa ritorno nella ridente cittadina che l'aveva, 8 anni prima, implicitamente disprezzato per le sue poche sostanze e la sua posizione. Qui diventa lo scapolo più ambito dalle fanciulle, e dai loro padri, ma anche in questo romanzo l'amore trionfa sul denaro e sulle convenzioni del tempo, per fortuna!!

Jane Austen mette per la prima volta in scena un personaggio diverso dai precedenti gentiluomini. Frederick è infatti un "uomo nuovo", un self-made, per dirla in parole povere, un uomo che ha lavorato per arrivare alla sua propizia posizione sociale. Incarna, quindi, perfettamente l'uomo del 19° secolo, colui che non nasceva agiato, ma lo diventava con i suoi sforzi. Per gli aristocratici inglesi dell'800, e non solo, un uomo che aveva una posizione lavorativa non era considerato loro pari, ma un villano arricchito, a cui mai una figlia sarebbe potuta andare in sposa. Frederick è però diverso, nonostante il suo trascorso lavorativo, è diventato ricco grazie al premio in denaro ricevuto per il suo onore in guerra, e per questo ora vive di rendita. Quale miglior partito!!

Nonostante sia orientato verso nuovi principi di esistenza, in puro stile austeniano Frederick ha però mantenuto quelle note qualità che tanto ci piacciono nei gentiluomini: l'eleganza, la galanteria, la delicatezza nei modi, la lealtà e il coraggio. Tutte caratteristiche personali che hanno la capacità di rendere un uomo appetibile sotto molti punti di vista. 

Alla fine, Frederick e Anne hanno il loro personalissimo happy ending. Vincendo il risentimento per essere stato rifiutato, e compreso che solo Anne avrebbe potuto farlo felice, le scrive una lettera d'amore a dir poco struggente. Sentite qua:

Non posso più ascoltare in silenzio. Debbo parlarvi con i mezzi che sono a mia disposizione. Mi straziate l’animo. Sono per metà in agonia e per metà pieno di speranza. Ditemi che non giungo troppo tardi, che sentimenti così preziosi non sono spariti per sempre. Mi offro di nuovo a voi con un cuore ancor più vostro di quando l’avete quasi spezzato, otto anni e mezzo fa. Non osate dire che un uomo dimentica più presto di una donna, che il suo amore ha una fine più prematura. Ho amato soltanto voi. Posso essere stato ingiusto; sono stato debole e risentito, mai incostante, però. Voi sola mi avete fatto venire a Bath. Per voi sola io penso e faccio progetti. Non l’avete notato questo? Possibile che non abbiate compreso i miei desideri? Non avrei atteso neppure questi dieci giorni se avessi potuto conoscere i vostri sentimenti, come penso che dobbiate aver compreso i miei. Non posso quasi scrivere. Ogni istante sento qualche cosa che mi sopraffà. Voi abbassate la voce, ma io so distinguere i toni della vostra voce quando ad altri sfuggirebbero. Creatura troppo buona, troppo eccellente! Voi ci fate giustizia davvero. Voi credete che vi sia vero affetto e costanza fra gli uomini. 


Oddio!! Sverrei se ricevessi una lettera del genere... anche fosse nella mia casella di posta elettronica (vista l'accidia che divora i nostri maschi contemporanei!!).
A una confessione così eclatante l'eroina non può che farsi "persuadere" a sposare l'uomo della sua vita, l'amore che tanto aveva agognato ma a cui gli antagonisti l'avevano fatta rinunciare. 

Frederick Wentworth al cinema

E giungiamo alle curiosità vere e proprie, ovvero chi ha interpretato il fascinoso Frederick nelle trasposizioni cinematografiche?




Abbiamo già conosciuto il bel Rupert Penry-Jones nell'adattamento inglese del 2007, insieme alla co-star Sally Hawkins. Questo film ha ricevuto buone critiche soprattutto per lui, il Capitano Wentworth, che secondo il mio modesto parere è quello che più cattura la bellezza estetica del personaggio del romanzo. Fine ed elegante, ma anche determinato senza alcuna nota aggressiva nello sguardo.




Un po' meno appropriato trovo Ciàran Hinds, che a dispetto del suo aspetto e del suo nome un po' spagnoleggianti, è un attore irlandese hoc. Non so, io l'avrei visto meglio come Heathcliff di Cime tempestose, ma de gustibus. Il film è stato prodotto nel 1995 ed è per molti considerato l'insuperabile trasposizione cinematografica tra tutte le altre. Devo vederlo per crederci!!



Nonostante l'avrei visto bene in un film basato sui romanzi di Dickens, uno a caso Canto di Natale magari nei panni di Bob Cratchit il povero aiutante di Scrooge, nel 1971 Frederick Wentworth era interpretato da lui, Bryan Marshall. Questo adattamento però non fu prodotto come film ma come mini serie TV di 5 episodi. Impossibile trovare un'immagine migliore di questa, la scenografia sembrava quella di Il mio amico Arnold!!




In ultimo abbiamo un'altra mini serie prodotta dalla BBC nel 1960 composta da 4 episodi in tutto. Qui Frederick è stato interpretato da Paul Daneman. Per la cronaca, è un adattamento dimenticato dagli annali della storia cinematografica!! 

Considerazioni finali
Cavolo ho già finito!! 
Bè ho alcune considerazioni da fare ancora, poche eh!
Prima di tutto, Persuasione è un romanzo secondo me un po' bistrattato dalla critica e dai lettori, per romanzi più conosciuti della Austen come Orgoglio e pregiudizio e Ragione e sentimento. Sarà perchè è stato l'ultimo o perchè alcuni pensano che non avendolo pubblicato lei, qualcuno abbia in qualche modo manomesso la narrazione e cose così. Frederick Wentworth però, leggendolo ora da adulta e catturando nuove sfumature, è il miglior personaggio scaturito dalla penna dell'autrice (per me ovviamente). Mi piace il suo essere uomo nuovo che si fonde con un animo da gentiluomo dell'800. 

Ma scrivendo questo post mi è venuta in mente anche un'altra osservazione. Questa nuova rappresentazione del protagonista maschile, cioè di un uomo self-made, diverso da quelli precedenti perchè proiettato verso la nuova classe borghese ma non per questo del tutto slegato da quella precedente, secondo me avrebbe potuto segnare una nuova era per la creazione dei gentiluomini di Jane Austen, se la poverina non fosse morta prematuramente! Forse, vista la sua impetuosa vena creativa, un po' come Susy 😉, aveva già nel cassetto un nuovo prototipo di uomo per le sue eroine! E sicuramente col tempo sarebbero cambiate anche loro! Che ne pensate? Può essere credibile secondo voi?
Purtroppo questa rimane una supposizione punto e basta. Però è stato bello poter conoscere più da vicino un personaggio che forse avevo un po' sottovalutato e rimosso per non so quale motivo!

Grazie mille cara Susy di aver pensato a me per questa tua fantastica carrellata di gentiluomini!! Mi hai dato la possibilità di rileggere un classico che da oggi avrà per sempre un posto speciale nel mio cuore!! 💜


Per il mio appuntamento è tutto carissimi lettori. Spero che vi sia piaciuto il gentiluomo in questione e di avervi parlato di cose interessanti. Non dimenticatevi dell'appuntamento di domani su Jhon Thorton del libro Nord e Sud di Elizabeth Gaskell, presentato da Mara sul blog Romance e altri rimedi.
A presto...







lunedì 12 giugno 2017

recensione | LA COMPAGNIA DELLE ANIME FINTE di Wanda Marasco

Buongiorno carissimi lettori onnivori!!
Ho da pochissimo finito un buon libro che poi si è scoperto essere stato nella rosa dei 12 finalisti al Premio strega di quest'anno. Per mia ignoranza non  conoscevo affatto l'autrice, addirittura non l'avevo mai sentita nominare. Invece è una meritevole scrittrice poliedrica che per poco tempo ha saggiato da vicino l'ambito premio letterario (o forse già si conosceva il vincitore!). Bè, sta di fatto che ho fatto una bella scoperta con il libro letto da poco, perchè Wanda Marasco parla nei suoi libri della Napoli sofferente, della miseria, della violenza, senza nessuna possibilità di risalita. Una sorta di Roberto Saviano senza il suo successo mediatico intorno! 
Premetto che ho un debole per storie del genere, che parlano di vita vera e raccontano la drammaticità e lo struggimento dei protagonisti dall'inizio alla fine della loro vita. Quindi siete avvertiti tutti, leggerete un commento positivo😇




La compagnia delle anime finte di Wanda Marasco ✦ pubblicato nell'aprile 2017 
da Neri Pozza ✦ Genere: narrativa italiana/romanzo storico ✦ Pagine: 240 ✦ letto in formato ebook



SINOSSI
Dalla collina di Capodimonte, la «Posillipo povera», Rosa guarda Napoli e parla al corpo di Vincenzina, la madre morta.
Le parla per riparare al guasto che le ha unite oltre il legame di sangue e ha marchiato irrimediabilmente la vita di entrambe.
Immergendosi «nelle viscere di un purgatorio pubblico e privato», Rosa rivive la storia di sua madre: l’infanzia povera in un’arida campagna alle porte della città; l’incontro, tra le macerie del dopoguerra, con Rafele, il suo futuro padre, erede di un casato recluso nella cupa vastità di un grande appartamento in via Duomo; il prestito a usura praticato nel formicolante intrico dei vicoli, dove il rumore dei mercati e della violenza sembra appartenere a un furore cosmico.
È una narrazione di soprusi subìti e inferti, di fragilità e di ferocia. Ed è la messinscena corale di molte altre storie, di «anime finte» che popolano i vicoli e, come attori di un medesimo dramma, entrano sulla ribalta della memoria: Annarella, amica e demone dell’infanzia e dell’adolescenza, Emilia, la ragazzina che «ride a scroscio» e torna un giorno dal bosco con le gambe insanguinate, il maestro Nunziata, utopico e incandescente, Mariomaria, «la creatura che ha dentro di sé una preghiera rovesciata», Iolanda, la sorella «bella e stupetiata»…
«Anime finte» che, nelle profondità ipogee di una città millenaria, sono segnate tutte, come Vincenzina e come la stessa Rosa, da un guasto che attende una riparazione. Riparazione che, nelle pagine finali del libro, giunge inaspettata ad accomunare Rosa e Vincenzina in un medesimo destino. 





Non sapevo cosa aspettarmi da questa lettura. È brutto ammetterlo ora, ma La compagnia delle anime finte è stato un ripiego, una seconda e forse addirittura una terza scelta, non avendo altro da poter scaricare dalla biblio digitale di MLOL!! Ma come al solito, nulla accade per caso ed eccomi qui a raccontarvi di quanto brava sia la Marasco.

Ormai ho capito...adoro i dialetti italiani, in particolare quelli del sud, che sono calorosi, coinvolgenti e impetuosi. E ne La compagnia delle anime finte sono abbondanti le espressioni napoletane più o meno comprensibili, che colorano il romanzo. Nonostante questo, la storia e i suoi personaggi sono gelidi!

Gelido è infatti il racconto di Rosa, una donna di fronte al corpo defunto della madre, che ripercorre con la memoria la vita di Napoli, i suoi abitanti e i suoi fantasmi, nel difficile periodo di ripresa dopo la II Guerra mondiale. Al centro della sua storia c'è Vincenzina, la madre con la quale condivide il destino.

Povera ragazza delle campagne di Villaricca, Vincenzina diventa prima amante poi moglie di Raffaele, un ragioniere di buona famiglia che per viltà la sposa andando contro il parere della famiglia. Diventata madre, sopporta con disincantato stoicismo il tradimento e la morte del marito, la povertà e la miseria, il lavoro di usuraia e l'odio delle persone.

Rosa, a sua volta, ripercorre le orme della madre, sentendosi addosso, fin da bambina, la stessa miseria che da sempre ha accompagnato la sua famiglia materna. 

Se cercate un libro semplice, vi anticipo che è meglio che cerchiate altro. La compagnia delle anime finte è un romanzo in prosa che rivela un anima poetica. Non troverete amore, ma solo una profonda tristezza, desolazione e pessimismo. Non ci sarà nessun tipo di conforto per i personaggi di questa storia, né beatitudine o passione. 

"Le anime finte" sono le persone che si incontrano pagina dopo pagina: tutte loro sono accomunate da una vita sofferente e da un destino avverso. Difficile non commiserarle e non lasciarsi affliggere dalle loro stesse fragilità e paure. 

Mi è piaciuto tutto di questo romanzo: lo stile complesso e fiabesco della Marasco (ottima scoperta); la trama realistica che racconta della vita tormentata, e per questo più autentica; il punto di vista e il posto di primo piano dedicato al lettore. Per me leggerlo è stato come sbirciare, da un punto sopraelevato e sicuro, dentro un mondo condannato all'isolamento e alla disperazione eterna. Ci si sente potenti, ma si ha la costante paura di cadere nel baratro. 
Vi consiglio di provare il brivido!






domenica 11 giugno 2017

WRITERS GENERATION 2.0 | Presentazione Scrittori Emergenti

Buona domenica carissimi!
Nella mia posta elettronica è arrivata pochi giorni fa una richiesta di segnalazione di un libro molto interessante, soprattutto perchè di denuncia verso un fenomeno che è sotto gli occhi di tutti da sempre, ma che, al contrario di altre tematiche meno importanti, viene dibattuto veramente molto poco. Chissà perchè?! 
Oggi vi voglio quindi segnalare un libro che spero di leggere presto, anche se è difficile leggere di certe verità senza che le budella si contorcano nello stomaco. 



Stupro a pagamento - La verità sulla prostituzione
In Italia, il libro denuncia di Rachel Moran


Titolo: Stupro a pagamento (La verità sulla prostituzione)

Editore: Round Robin Editrice

 Collana: Fuori rotta
Pubblicati l'1 giugno 2017

 Pagine: 390
 Prezzo: € 16



Un’esperienza di violenza, solitudine, sfruttamento e abusi. È la verità sulla prostituzione che Rachel Moran svela, assumendo la sua esperienza a denuncia globale, nel libro Stupro a pagamento. La verità sulla prostituzione, finalmente edito anche in Italia da Round Robin editrice, dal 5 giugno in libreria.

Già definito “la migliore opera mai scritta sulla prostituzione” da Catharine MacKinnon, “personale, profondo e lucido” da Jane Fonda, ed elogiato dall’ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter, l’opera di Rachel Moran vuole scardinare i falsi miti sulla prostituzione, rompere l’isolamento e diventare denuncia universale.

Costretta a prostituirsi per sette anni, la scrittrice affida a un’intima autobiografia il compito di svelare la realtà dell’industria del sesso e di denunciare il mondo violento e buio della prostituzione. Rachel Moran ha portato la sua testimonianza in diverse sedi internazionali, incluso la United National International Plaza di New York e alla Harvard University di Boston. E’ cofondatrice di SPACE (Survivors of Prostitution-Abuse Calling for Enlightenment) e attivista nella Coalizione Internazionale Contro la Tratta delle Donne e la European Women’s Lobby.

Già tradotto in tedesco, pubblicato negli Stati Uniti, dall’edizione originale Paid for, per l’editore dublinese Gill & Macmillan, Round Robin editrice propone per la prima volta l’edizione in italiano, tradotta da Ilaria Maccaroni, Chiara Carpita e Gabriele Lenzi.



Sinossi
Cresciuta in una famiglia problematica, Rachel vive un’infanzia di povertà ed emarginazione: lei e i fratelli vivono di elemosine e gli abitanti del quartiere li additano come “gli zingari”. Dopo il suicidio del padre, a 14 anni viene affidata ad una casa di accoglienza. La fuga per la libertà si rivela presto una trappola: diventa senzatetto, vive di espedienti, incontra il ragazzo che la spingerà a prostituirsi per sfruttarla. Un’esperienza di violenza, solitudine, sfruttamento e abusi: la sua storia svela il costo emotivo della vendita del proprio corpo, notte dopo notte, per sopravvivere alla perdita dell’innocenza, dell’autostima e del contatto con la realtà. Questo libro è il racconto emozionante e doloroso con cui Rachel ripercorre la propria esperienza, sfatando con precisione analitica i miti sulla prostituzione, mettendo in luce l’intreccio tra discriminazione sessuale e socio-economica di cui si nutre lo sfruttamento disumano dell’industria del sesso. 


L'autrice
Rachel Moran, figlia di un padre affetto da bipolarismo e di una mamma schizofrenica, viene affidata ad una casa d’accoglienza statale trovandosi, a 15 anni, nel baratro oscuro e violento della prostituzione. Impiegherà sette anni per liberarsi da quella vita. Nel 2000 riprende gli studi ottenendo una laurea in Giornalismo e un Master in scrittura creativa. Nella primavera del 2011 prende parola come attivista femminista contro la prostituzione e da allora inizia a girare il mondo tenendo conferenze a livello internazionale sulla prostituzione e la tratta. Collabora con la Coalition Against Trafficking in Women e L’European Women Lobby ed è cofondatrice di SPACE international, associazione di sopravvissute alla prostituzione che lottano perché venga adottato il modello nordico per combattere la tratta e lo sfruttamento sessuale.


Cosa dicono del libro

La migliore opera mai scritta sulla prostituzione. Il risultato è affascinante, trascinante, incontestabile. Scritto in uno stile commovente e acuto che coinvolge e spazza via qualunque argomentazione a favore della prostituzione. Impossibile smettere di leggerlo.
Catherine A. MacKinnon, professoressa di diritto,
Università di Harvard e Università del Michigan

Questo è di sicuro il libro migliore, più personale, profondo e lucido che sia mai stato scritto sulla prostituzione. Una prova inconfutabile del perché non dovrebbe mai essere regolamentata.
Jane Fonda

Le persone che sono impegnate nella lotta allo sfruttamento sessuale potranno prendere forza dall'esempio di Moran, dalla sua capacità di cambiamento e dalla sua tenace difesa della dignità umana.
Jimmy Carter



Cosa ne pensate di questo libro? 
È sicuramente una lettura parecchio impegnativa che necessita di tanto pelo sullo stomaco. Girando in rete non si trovano  recensioni  presentazioni da parte dei blog! Ditemi che ne pensate?
Buona domenica!



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