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venerdì 8 gennaio 2016

Review: I segreti di Heap House

Cari Lettrici e Lettori,
in 28 anni ho letto tante cose: belle, bellissime, brutte, banali, mediocri, commoventi ecc… Ci sono però dei libri per i quali è davvero difficile dare un’opinione precisa, comprensibile e semplice. I segreti di Heap House credo che sia in assoluto il libro più difficile che io abbia mai cercato di recensire. E guardando in giro altre recensioni di questo libro ho capito che lo stesso problema lo hanno riscontrato in tanti. Addirittura, non saprei dirvi con estrema certezza se il libro mi è piaciuto o no!!
Comunque sia, non me la sento di inserirlo tra gli
Orrori da Leggere perché, prima di tutto, la storia è talmente originale che sfido chiunque a trovare un'altra trama simile [ma se la trovate fatemelo sapere, grazie]; inoltre, nonostante alcuni passaggi siano parecchio caotici e sconclusionati, durante la lettura si viene sospinti a terminarla ad ogni costo perché la curiosità generata dall'atipicità di questo libro è troppa. 
Leggete quindi la recensione e ditemi che ne pensate voi!


Dettagli
Titolo: I segreti di Heap House
Autore: Carey Edward
Editore: Bompiani (marzo 2015)

Pagine: 352, illustrato
Classificazione: Romanzo
Sequel: Foulsham (ottobre 2015) 

        Lungdon (inedito in Italia)
        


Abstract
La stirpe degli Iremonger è una famiglia molto potente nella Londra del 1875. Il suo successo deriva interamente dai cumuli d’immondizia, ammassati per decenni nel quartiere di Filching, sulla cui collina, costituita ovviamente da ammassi di rifiuti, svetta imponente la dimora Iremonger.
Tutti i componenti della numerosa famiglia, compresa la servitù, ricevono fin dalla nascita un “oggetto natale”, con il quale entrano talmente in simbiosi da non poterne fare più a meno. Anche Clod ne ha uno dal quale non si separa mai, ma a differenza degli altri Iremonger, lui ha la capacità di sentire gli oggetti parlare. Ciò che dicono è un semplice nome, ma ogni oggetto ha il proprio nome che ripete all’infinito. Clod non conosce il perché gli oggetti gli dicano questi nomi e tratta questo suo dono al pari di una malattia. Quando, però, fa la sua comparsa Lucy Pennant, la nuova domestica che non vuole uniformarsi alle precise regole Iremonger, nella casa comincia a prendere forma una minaccia in grado si scardinare l’intera stirpe dalle fondamenta. Il pericolo porterà una ventata di rivoluzione nella vita di Clod, che dovrà affrontare i foschi segreti della sua famiglia, della casa e degli oggetti che la dimorano.


Recensione

Edward Carey è un visionario del nostro tempo. Non potrei spiegarmi altrimenti questa sua bizzarra creazione. La sua faccia mi fa simpatia così come il suo comportarsi durante le interviste. Mi sembra uno spiritello dei boschi che vaga nel mondo per portare allegria. L’allegria, però, non è molto presente in Heap House, che, al contrario, è descritto come un luogo cupo, oscuro, sporco e puzzolente, così come i suoi residenti.
I protagonisti principali di questo libro sono Clod e Lucy. Entrambi raccontano che cosa avviene nella casa dal loro personale punto di vista: lui da abitante privilegiato, lei da domestica. Gli altri personaggi sono uomini e donne che vivono nella casa e per questo sono proprio come lei, ombrosi, scontrosi, violenti, dispotici. Il cugino Tummis, invece, è totalmente l’opposto: sensibile, amorevole e innamorato, è l’unico parente di cui Clod possa fidarsi. I domestici sono Iremonger mezzo sangue e vivono nei sotterranei di Heap House senza poter entrare in contatto con la famiglia originale; le regole imposte li rendono, col tempo, simili ad automi privi d’identità propria, tanto da dimenticarsi il loro nome di nascita.
Ogni persona incontrata durante la lettura è davvero strana e un tantino irritante. Anche Clod e Lucy fanno lo stesso effetto. Credo che non ci possano essere sentimenti diversi verso questi personaggi, perché il loro modo di agire e pensare è stravagante e al limite dell’inverosimile. Clod, comunque, è riuscito a conquistarmi e a incuriosirmi moltissimo per il suo speciale dono di “sentire” gli oggetti parlare. Questo è ovviamente il fatto cardine del libro: Carey non ha scritto il libro per raccontare le avventure di Clod, ma per raccontare il mondo degli oggetti di uso quotidiano. Sicuramente c’è, di sottofondo, un’aspra critica nei confronti della moderna società consumistica, che consuma più di ciò che in effetti produce.
Durante l’intera vicenda, Clod ha un rapido percorso di formazione: da sottomesso e taciturno Iremonger diventa un ragazzo battagliero e grintoso in lotta con le dispotiche leggi familiari. Tra lui e Lucy ci sarà anche un accenno di amore, ma le vicende non lasciano troppo tempo per le tenerezze.

La trama, nel complesso, risulta originale ma insensata. Però non ho ancora capito se è la troppa originalità che richiede irrimediabilmente l’assurdità o il contrario. Il giudizio che do ai miei libri lo elaboro a distanza di giorni o settimane dalla fine della lettura. [Questo perché sono nata sotto il segno del Toro e sono irrimediabilmente e inevitabilmente lenta… Non rammaricatevi per me, ormai ci convivo da eccessivi anni con questa consapevolezza tanto da diventare un tutt'uno con i miei pregi!!!]
Comunque sia, subito dopo aver terminato il libro, la mia valutazione era alquanto sfavorevole, ma dopo alcuni giorni di letargica riflessione mentale ho avvertito un rinnovato apprezzamento e considerazione nei confronti sia del libro e che dell’autore.

La scrittura di Carey l’ho trovata piacevole, ma a tratti un po’ noiosa e caotica. Usa termini antiquati, tipici del periodo vittoriano, ma li destreggia con maestria tanto da far sembrare al lettore di trovarsi fisicamente tra le stanze della casa. A tal proposito molto interessante è il sito dedicato alla trilogia degli Iremonger dove è possibile vedere la geografia della casa ed accedere alle varie stanze dove troverete…Surprise! Cliccate sul link se volete. [http://edwardcareyauthor.com/heap-house/#above]

All'interno del libro sono state inserite varie illustrazioni dei personaggi e degli oggetti che si incontrano nel libro, le quali aiutano molto il lettore nell'interpretazione delle descrizioni scritte. Guardando il disegno di Clod io rivedo molto la faccia dell’autore!!
Tutto il libro ricalca le ambientazioni alla Tim Burton, ma in un’intervista Carey ha dichiarato che il regista al quale vorrebbe far adattare cinematograficamente il libro è Guillermo Del Toro, produttore de Il labirinto del Fauno per intenderci.

Alla fine mi sono rimasti molti dubbi e domande, soprattutto su tutto ciò che riguarda gli oggetti natali e la cosa non mi ha fatto molto piacere! Ma altri due libri sono in produzione quindi è stato solo un arrivederci e non un addio!

Se qualcuno mi chiedesse un consiglio su un bel libro da leggere, certo non gli suggerirei questo. Tuttavia, non posso sconsigliare Heap House perché, nonostante il nonsense faccia da padrone in gran parte della narrazione, tutto ciò che è stato messo nero su bianco sulle pagine di questo libro è stato contemplato così dal suo creatore: Edward Carey, secondo me, è un tipo tosto, che sa dove sta andando e vuole provare a portarci anche i suoi lettori. Certamente ne perderà alcuni per strada, ma i pochi che leggeranno l’intera trilogia di Heap House scopriranno che la strada percorsa non è stata vana e otterranno le loro risposte. Tutto ciò deriva da un mia intuizione, quindi potrei sbagliarmi su tutta la linea, ma sento che questo libro, nonostante non l’abbia trovato né appassionante né emozionante, mi ha colpito in un modo che ancora fatico a capire. Io proseguirò il viaggio degli Iremonger per capirne di più, voi?



 




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